Tom Sachs “Paradox Bullets”: l’arte del paradosso

Tom Sachs “Paradox Bullets”: come i paradossi diventano fonte di ragionamento

Si è svolta il 7 ottobre la premiere del nuovo lungometraggio di Tom Sachs che fa da teaser all’imminente uscita delle “Mars Yard Overshoe”. Evento accessibile a pochi e solo tramite raffle online, si è tenuto al Tate Modern Museum of London, in una piccola ala adibita a cinema.

Tutto lo staff indossava delle longsleeve con dieci proiettili sul petto e la scritta “The opposite is equally valid”, che è il concetto chiave su cui ruota tutta la storia di cui vi parleremo. Niente merch acquistabile, niente overshoe in esposizione, solo un sacchetto di pop corn e tanto materiale su cui riflettere.

 

Scritto e diretto da Tom Sachs in persona con la collaborazione di Van Neistat, il protagonista è Ed Ruscha, uomo che perde le chiavi nel deserto del Mojave mentre è impegnato in un’importante consegna.

Tutto il cast svolge un grande lavoro per portarti a riflette sulla contrastante dicotomia: 10 comandamenti\10 proiettili. Solamente nella nona parte del film, quando il protagonista esausto dalle ricerche e con una ruota bucata, cerca di sistemare la situazione si rende conto di aver bisogno di un appoggio più alto; decide così di usare la Bibbia come fermo su cui poggiare la ruota di scorta. Non appena Ed sembra aver trovato la soluzione, intravede un bagliore nel bagagliaio, ritrova le chiavi perse e riparte senza aver montato la ruota di scorta.

E’ forse tutto qui il senso del film, di una serie di scene mute, intervallate di tanto in tanto dalla voce narrante di Werner: non appena l’uomo si distacca da dei dogmi troppo rigidi per affrontare la complessità del reale, quando finalmente accetta la pesantezza del suo essere umano (rappresentata dalla macchina poggiata sulla bibbia), la soluzione si rivela ai suoi occhi.

E’ in queste scene che si può evincere il senso globale e complessivo del lavoro di Tom, dalle scarpe alle sculture, è un spingersi al limite, riassemblare, anche quando sembra che le cose non abbiano senso.

  • ‘’Do the easy things first’’ semplicemente perché risparmierai tempo e sarà più facile, se invece non riesci a concluderle, accantonale e vai a dormire, il cervello ci lavorerà su per te.
  • ‘’Do the hard things first’’ perché sei appena sveglio, hai la mente più lucida e hai più energie.
  • ‘’Patience is a virtue” è il sottotitolo che resta sullo schermo mentre il protagonista setaccia ogni granello di sabbia del deserto per cercare le sue chiavi.
  • Patience is a curse’’ è il sottotitolo che resta sullo schermo mentre non riesce in alcun modo a far ripartire la situazione.
  • Know when to quit’’ è invece il monito che accompagna un grafico in cui sull’asse y c’è il profitto\perdita di una data azione, sull’asse x c’è il tempo perso per perseguirla. Tom Sachs crea brillantemente una curva con un punto d’intersezione in cui ci spiega come e quando lasciare la presa, prima che le perdite di tempo e  di profitti siano maggiori dei ricavi.
  • Never give up’’ è il suo paradosso, sappi quando mollare la presa, ma non arrenderti mai.

Il film termina con questa frase: “i pensieri irrazionali devono essere seguiti assolutamente e con logica

Finito il film, Tom scambia due chiacchiere con noi e ci spiega che il film è fatto appositamente per non avere senso ma per portarci a riflettere, nasce da un suo stesso imperativo: “non leggere i commenti su youtube” perché sono pieni di odio.

E’ un messaggio d’accettazione delle diversità e della complessa grandezza dell’essere umano, quello che vuole essere mandato. In concomitanza con la premiere, infatti, era allestita anche una sala in cui poter fare richiesta di un passaporto svizzero al costo di 20 euro (non pound, non dollari) su cui la polizia inglese sta indagando.

La preoccupazione di Sachs sono gli effetti della Brexit e della libera circolazione di esseri umani nel territorio europeo oltre che un odio predominante diffusosi ormai ovunque.

Total
33
Shares