Carlo Rivetti ci racconta Stone Island: dalla Prototype Research_Series 04 alla legacy del brand

In occasione dell’edizione 2019 della Design Week, Stone Island e Carlo Rivetti hanno deciso di stupire per l’ennesima volta gli appassionati, come da anni a questa parte. All’interno dello Stone Island Show Room di Via Savona, il brand ha dato vita ad un’installazione denominata Prototype Research_Series 04, il cui focus principale era la tecnica di floccaggio manuale su tessuto Nylon Metal – un iconico tessuto dal brand, famoso per il suo aspetto cangiante. 

La Prototype Research_Series 4 mostrava una tecnica di floccaggio artigianale – e per questo limitata a soli 100 pezzi – ma all’avanguardia: il capo esposto era infatti stato irradiato di una sostanza adesiva e poi sottoposto al flock in cotone. Un campo magnetico raddrizza poi le fibrille, che vengono attratte al capo per mezzo di questa tecnologia. Il risultato finale viene poi tinto con doppia ricetta, nylon e cotone, dando vita ad un effetto cromatico praticamente randomizzato, diverso di capo in capo; la natura del floccaggio fa inoltre sì che l’usura modifichi ulteriormente lo schema dei colori col tempo, personalizzando una seconda volta ciascun capo. 

La suggestiva tecnica che si cela dietro alla realizzazione di questo capo è raccontata con parole semplici ma d’effetto dallo stesso Carlo Rivetti, che all’interno dello showroom si muove come un esperto cicerone, intento a misurare le reazioni dei presenti alla spiegazione. I progressi della tecnologia si mischiano quindi all’aura magica del lavoro artigianale, fondamentale per progetti come questo, nati dal puro desiderio di ricercare e sperimentare, di andare oltre.  

La storia di Carlo Rivetti e Stone Island è infatti una storia di ricerca, un racconto di evoluzione, una narrazione che ha come filo conduttore quello di superare limiti non solo tecnici, ma anche concettuali. Seduti ad un tavolo nell’ufficio di Stone Island, raggiungiamo Rivetti per chiedergli qualcosa non tanto sull’installazione – che ci ha già minuziosamente raccontato -, quanto più sul presente e sul futuro del brand, passando però per il passato. 

IOBI Mag: Nel 2019, quando ormai in molti pensano che le rivoluzioni nel mondo della moda siano solo a livello stilistico – e non a livello di produzione -, cosa spinge lei e la sua compagnia a voler investire nella ricerca? 

Carlo Rivetti: Credo che questo sia un po’ legato al DNA del nostro marchio. Quando racconto ai miei studenti cosa faccio (è docente presso il Politecnico di Milano, ndr), dico che noi partiamo sempre dal tessuto; è il tessuto che ti dice come utilizzarlo. Parte tutto dalla ricerca tessile, in più la ricerca tessile è un campo infinito. Se tu lo guardi senza pensare all’abbigliamento, puoi andare nel campo biomedico, ma anche in quello dell’arredamento – come abbiamo fatto con il flock per il Salone del Mobile. Quando vai ad investigare in questo mondo, magari non ottieni niente, però conosci persone nuove, tecnologie nuove e molto altro. Impari sempre qualcosa insomma. 

IOBI Mag: Precursore dei tempi, lei ha sempre anticipato moltissimi trend. Come vede il futuro dell’industria della moda? 

Carlo Rivetti: Allora, della moda non ne ho la più pallida idea (ride, ndr). Quello che vedo in Stone Island è una continuità. Quello che mi impressiona molto in questo momento è che noi stiamo aprendo mercati nuovi, anche “lontani” per così dire. Sono reduce da un viaggio in Cina, e a Shangai – questa storia la voglio raccontare a tutti – ho incontrato questo ragazzo di 27 anni che mi ha letteralmente “raccontato” un capo realizzato nel 2008. Io ero convinto di essere un perfetto sconosciuto – come marchio eh (sorride, ndr) in Cina, invece la risposta è stata l’opposto. Quando abbiamo fatto il pop-up store a Pechino, beh, quello è l’unico posto in cui ho visto due persone con addosso i capi della collaborazione con Supreme. Dato che non mi faccio mai i cazzi miei (ride, ndr), li ho fermati e ho chiesto loro dove l’avessero presto; mi hanno spiegato di averlo acquistato tramite il resell. Per me è incredibile, ho trovato un mondo a me “sconosciuto”, e dove pensavo di essere sconosciuto, nel quale invece godiamo di popolarità, ma con le stesse logiche dei mercati consolidati. Conoscono la storia, e per me è una cosa meravigliosa. 

IOBI Mag: Quindi, per quanto possa sembrare lontanissimo, il mercato orientale in realtà non differisce molto dal nostro. 

Carlo Rivetti: No, affatto, ma la stessa cosa sta succedendo in America. Fondamentalmente io sull’Europa sono confident, perché beh, ci conoscono. Sono rimasto però impressionato dai mercati lontani, dove pensavo non fossimo conosciuti; evidentemente i nuovi media aiutano a diffondere il brand. Non so dove andrà il mondo, ma so dove andrà Stone (sorride, ndr). Quello che fa un po’ l’unicità di Stone Island è il nostro modo di comunicare, il nostro modo di realizzare il prodotto, il nostro modo di lavorare; io per ora non sento nessuna necessità di cambiare.  

IOBI Mag: A proposito di cambiamenti: nonostante l’arrivo del fast fashion, com’è riuscito il suo brand a fidelizzare, acquisire e a raddoppiare il suo fatturato nel 2019? Qual è il segreto? E cosa pensa invece della moda a basso costo? 

Carlo Rivetti: La moda a basso costo è una cosa estremamente civile, perché ha portato cose di buon gusto alla portata di tutti; quindi qualcosa di assolutamente positivo. Il segreto invece penso sia quello di andare dritti per la propria strada, con la convinzione che prima o poi – visto che il consumatore “oscilla” – arrivi da voi. Ecco, da noi è arrivato (ride, ndr); anzi, posso dire che è arrivato molto più di quanto mi aspettassi.  

IOBI Mag: Prima ha accennato alla sua attività di insegnante: come vive questo ruolo? 

Carlo Rivetti: Lo vivo con la voglia di imparare io dai miei studenti; e spero anche di lasciare io qualcosa a loro. Sono passati qui un po’ di miei ex-studenti, e gli ho chiesto se sono stato un buon professore – beh, devo dire che godo di buona reputazione (sorride, ndr). Credo che uno dei più grossi vantaggi sia quello di insegnare ciò che effettivamente faccio tutti i giorni; in più, con quella passione che continuo ad avere, perché faccio il mestiere più bello del mondo. Riesco a trasmettere agli studenti esperienze vere, e spero anche qualche sogno – finché sei studente ne hai bisogno, nella vita reale è un po’ più complicato sognare.  

IOBI Mag: La Lyst Index la classifica al quinto posto tra i brand più forti al mondo. Dagli anni del gruppo finanziario tessile, passando per le culture britpop e hooligans – nel senso esclusivamente sportivo -, fino a diventare il marchio più amato da parte di tutti i rapper del momento. Cosa si prova ad essere un punto cardine della nuova cultura pop? Come vorrebbe che il brand venisse ricordato nel prossimo futuro? 

Carlo Rivetti: Beh, fammi iniziare toccando ferro dai (ride, ndr)! Una delle cose che mi ha dato più gioia, e spero che sia così nel futuro, te la posso far capire con una storia. Qualche tempo fa ho incontrato un signore tedesco che è un collezionista di Stone, possiede 1200 capi; al che la mia domanda è stata semplicemente “ma perché?”. La sua risposta? “Perchè amo l’integrità della marca”. Ecco, questo vorrei che rimanesse, vorrei che ricordassero questa marca per la sua integrità. 

IOBI Mag: Ed oggi più che mai, quello dell’integrità è un valore che è bene ribadire con forza. 

Carlo Rivetti: Sì, assolutamente. 

mde

IOBI Mag: In conclusione, ci piacerebbe portarla sul viale dei ricordi. Qual è la prima memoria, il primo ricordo che ha, legato a Stone Island? 

Carlo Rivetti: Allora, il primo ricordo che ho legato al brand è la prima giacca Stone Island che mi sono comprato, quando a livello familiare eravamo appena entrati in azienda. Pensa, ci ho fatto tutta l’università. 

IOBI Mag: E dire che oggi, con certe giacche non riesco a farci neanche tutta una stagione… 

Carlo Rivetti: Eh già (ride, ndr)! Era un po’ il mio marchio di fabbrica quella giacca, l’ho comprata che  effettivamente dovevo ancora laurearmi, mi mancavano altri due anni. È stato il primo capo. 

IOBI Mag: È bello vedere che il primo ricordo di Stone è legato proprio a quel periodo di sogni di cui parlavamo prima. 

Carlo Rivetti: Sì, in effetti è un bellissimo modo di chiudere un cerchio, e un’intervista (sorride, ndr). 

Intervista a cura di Enzo Fabbrocini & Riccardo Primavera