Axos e la conquista dell’Alcatraz: un trionfante nuovo inizio
adidas_Ozweego_Header

Quando per la prima volta le luci illuminano il pubblico, a qualche minuto dall’inizio del live, il colpo d’occhio è impressionante. L’Alcatraz è letteralmente blindato, pieno da scoppiare, le teste del pubblico formano un fiume umano che scorre a tempo con la musica. Axos si ferma per qualche attimo al centro del palco, come stordito dalla visione; sembrerebbe aver perso le parole, e pensando a quello che scrive nei testi, sembrerebbe impossibile.

Prima di arrivare al racconto di ciò che è andato in scena sul palco però, va raccontato quello che è successo dietro le quinte, perché quella del primo live di Axos all’Alcatraz è stata una serata lunghissima. Grazie al supporto di Monster Energy Italia, il rapper milanese ha dato vita ad uno show indimenticabile in uno dei tempi della musica meneghina, portando a casa un trionfo su tutti i fronti. Trionfo che però era tutt’altro che scontato, visto il particolarissimo percorso di Axos, ricco di scelte controcorrente e di mosse che hanno preso in contropiede più di un ascoltatore. “Inaspettato, folle, completamente folle”: Axos mi risponde così quando gli chiedo di parlarmi di questo “esordio” all’Alcatraz. Mentre parliamo iniziano ad arrivare i primi aggiornamenti sul numero dei presenti, con la cifra che si avvicinava sempre di più – letteralmente di minuto in minuto – alle mille presenze. “È stata una scelta, boh, quasi suicida” aggiunge, con uno sguardo che inconsapevolmente mescola terrore ed esaltazione, due facce della stessa medaglia – l’ennesima riprova che il dualismo che si nasconde nei suoi testi è genuino, lo vive in prima persona.

Vista da fuori, la scelta di misurarsi con l’Alcatraz poteva sembrare un azzardo, il tipico passo più lungo della gamba, con lo spettro dell’insuccesso dietro l’angolo. Axos lo sa bene, lo ha temuto – mi dice che “inizialmente non pensavo che avrei visto più di 500 persone sotto il palco” -, ma alla fine si è reso conto di quello che il suo pubblico è, e di ciò che lui rappresenta per i suoi fan. “Una scelta pazza, siamo pazzi, loro (i fan, ndr) sono pazzi, e infatti è successa la pazzia”; mentre mi parla di pazzia, uno dei ragazzi del suo entourage arriva a confermarci che si è scollinata quota 1200 presenti. L’abbraccio tra Axos e il suo socio è emblematico di ciò che si cela dietro il trionfo di questa serata, ossia un lavoro di squadra che però trascende le dinamiche puramente lavorative. L’autore di Mitridate ha costruito attorno a sé un team di persone con cui condivide tutto, in primis la vita, poi la musica. Tutti gli artisti presenti sul palco, i ragazzi del management e il resto dello staff condividono con Axos lo sguardo incredulo alla vista del muro di gente che si è creato davanti al palco: ciascuno considera la vittoria tanto sua quanto degli altri, in egual misura, senza differenze. Una visione paritaria del lavoro che ha reso fluenti le dinamiche interne, perfette fino al dettaglio, razionali – anche in un momento in cui l’emozione avrebbe potuto giocare più di uno scherzetto.

A mezz’ora dall’inizio del live, sono tanti gli amici che passano a salutare Axos, a fargli i complimenti, a riferirgli dell’oceano di teste che si staglia davanti al palco. Lui sorride, dispensa abbracci, stempera la tensione a modo suo, tra un paio di flessioni e un paio di ganci ben assestati ad un nemico immaginario. “Non voglio prendermi il diritto di dire che è meritato, ma sicuramente è sudato”: il suo giudizio rimane saldamente ancorato a terra, come ripete nei versi di Dry, mentre negli occhi gli si leggono i flashback di tutti i sacrifici che lo hanno portato ad essere in quel backstage. Il suo percorso personale e musicale travagliato, i primi successi, l’ingresso in Machete, l’abbandono della label e tutte le difficoltà da affrontare in maniera indipendente. Axos non si pente di nulla, non rinnega nulla, piuttosto è consapevole che ogni tassello è stato fondamentale per arrivare a questa serata. “Sono fiero di avere con me sul palco amici e soci di una vita, è bellissimo” mi ripeterà più volte, mentre tanti volti noti – Warez, Lanz Khan, Jangy Leeon, Nerone, Ensi e altri ancora – passano a salutarlo. Non c’è spazio per invidia o competizione, solo un incrollabile sostegno fraterno, che questa sera ha il sapore di rivalsa. L’avercela fatta insieme è uno dei leit motiv della serata, e Axos non mancherà di ricordarlo più volte dal palco.

I minuti scorrono, manca sempre meno all’inizio dello show, e la tensione inizia a farsi sentire. Axos si scioglie con qualche goccio di di Jack; mentre mi sta spiegando a grandi linee come sarà strutturato lo show, la porta si apre di nuovo, portando con sé un’ospite inaspettata. A giudicare dalla faccia di Axos, sembrerebbe essere la più grande soddisfazione della serata: mentre i due si salutano con un caloroso abbraccio, riconosco il volto di Cristina Scabbia, la frontman del Lacuna Coil. Il mio stupore è decisamente contenuto rispetto a quello del rapper, che non tarderà nel confessare che “la sua presenza per me vale più di 5000 biglietti venduti, incredibile”. L’arrivo della cantante sembrerebbe avergli dato una scarica di adrenalina pazzesca: l’ansia è ormai scomparsa, ha lasciato il posto ad una determinazione pazzesca. “Non è il mio primo live davanti ad un sacco di gente, il mio primo in assoluto fu in apertura a Mauri (Salmo, ndr) a Nonantola, davanti ad un oceano di gente”: mentre me lo dice, mi chiedo se lo stia dicendo ad alta voce per convincere me o tranquillizzare se stesso, ma non faccio in tempo a chiederglielo. Il metaforico gong ha suonato: ci siamo, è tutto pronto, la band sale sul palco e Axos li segue a ruota.

Quelli che seguono sono circa 90 minuti di show travolgente. Axos spazia da Corpus a Anima Mea, passando per qualche brano iconico di Mitridate, senza disdegnare strofe e featuring apparse in altri progetti. Il suo approccio al palco è quello di una rockstar, la sua presenza scenica anche. I vestiti diventano un accessorio da rimuovere a più riprese, lo stage diventa il suo spazio personale, il pubblico la sua fonte di linfa vitale: è in perenne contatto con loro, li coinvolge, li aizza, li guarda pogare come dei forsennati sulle note di 40 oz. Le voci dei presenti lo accompagnano su ogni brano, finendo anche per sovrastarlo, quando dalle casse partono le note di alcuni dei suoi brani più amati dai fan – su tutti, probabilmente, Liberami dal male, non a caso una delle ultimissime in scaletta. La presenza della band dona nuova vita ai brani, li rende più aggressivi, più incalzanti, più imprevedibili: i membri interagiscono alla perfezione con Pitto, in cabina di regia nel ruolo di dj, mentre il trasporto di Axos cresce in maniera direttamente proporzionale al coinvolgimento del pubblico. “Tutto questo l’abbiamo realizzato da indipendenti. Tutto questo l’abbiamo realizzato da soli; da soli, ma non da soli. Da soli insieme”: Axos introduce così il proprio team, lasciandogli la meritata ovazione del pubblico. Il motore dell’intera serata è infatti la rivincita di un indipendente, di un artista che ha messo l’arte sempre al primo posto. Il suo ultimo EP è fortemente incentrato sul concetto di “soli assieme”, sull’unione delle anime, sulla forza della solidarietà nell’indipendenza.

Mentre riemerge dalla folla, che lo aveva letteralmente inglobato dopo uno stage diving, Axos ricorda per un’ultima volta che sono l’ambizione e la passione i veri combustibili dell’agire umano. Porta se stesso come esempio, ma anche Toro Seduto – un ragazzo che si esibirà durante una pausa del live -, costretto da una grave malattia su una sedia a rotelle e con un respiratore; la malattia non lo ha fermato, la passione lo ha portato a fare rap, a prescindere dalla sua condizione. Nell’annunciare il suo arrivo sul palco, con la voce quasi rotta dall’emozione, Axos saluta i presenti con il monito di prendere la propria vita in mano. Non c’è la presunzione di dire come farlo, o di dir loro cosa farne, di questa vita: la sua è la richiesta di chi vuole semplicemente vederli fare qualcosa. Gli occhi lucidi di chi è in prima fila, col volto permeato di sudore, sembrerebbero suggerire che il consiglio è arrivato a destinazione.

Total
54
Shares