IRBIS 37: l’eclettismo musicale del nuovo collettivo di Milano Nord

IRBIS 37  è un progetto che nasce nel 2017, un un collettivo formato da una voce solista (Martino Consigli, ossia IRBIS 37) e due produttori (Logos.lux e d.Noise). Nell’arco di due anni ha pubblicato due album: “Boccadoro”, autoprodotto, e “Schicchere”, primo lavoro sotto Undamento, per la quale hanno aperto alcune date di Dutch Nazari e Frah Quintale. In questi mesi, stanno iniziando a muoversi tra i diversi palchi dei festival musicali italiani, e il 7 luglio li sentiremo proprio qui a Bologna, all’Oltre festival – ci saremo anche noi!

IRBIS 37
Foto di Giorgia ismo

“Schicchere” è un album che sfocia in una dimensione quasi antonimica, riuscendo a mischiare il rap a una scrittura delicata; tra le influenze musicali di IRBIS 37, infatti, troviamo anche Lucio Dalla e Pino Daniele. Le tracce, susseguendosi, stupiscono, disorientando positivamente l’ascoltatore: in ognuna fa capolino qualcosa di nuovo e di diverso. Così, se l’album si apre con “‘More”, brano perfettamente collocabile tra le sonorità dell’hip-hop, si chiude con “Rovi la mattina”, con un bellissimo assolo di chitarra acustica. I temi sono diversi, ma se lo stampo dei racconti è tendenzialmente autobiografico, l’atmosfera su cui si aprono è spesso malinconica:

“Scivola alle dita e non ho presa, non ti stringo più / Mi guardavi con il miele dentro /
E la mia voce frigge se ti chiedo scusa / Mi viene da ridere se penso alle mie seccature /
E se ci penso ho mille schegge nelle spalle fredde / Nella luce ho le paure”.

Abbiamo deciso di intervistarli, per capire qualcosa di più di questo progetto musicale, che in così poco tempo si sta facendo strada e sta conquistando sempre più spazio nel panorama italiano attuale. Aspettando di sentirli live al Parco Caserme Rosse il 7 Luglio, vediamo come hanno vissuto gli ultimi 24 mesi e cosa ci raccontano di questo album e del loro stile un po’ complesso.

IRBIS 37
Foto di Giorgia Salerno

Siete un collettivo composto da una voce solista e due produttori. Cosa vi ha spinto a mettervi in gioco con un vero e proprio progetto musicale?

La musica da subito ci ha uniti e ci ha dato qualcosa in cui investire il nostro tempo e le nostre energie. Abbiamo suonato scritto e prodotto finché non abbiamo trovato una formula che ci è sembrata proponibile e contestualizzabile in quello che è il panorama di oggi.

Nel 2018 usciva “Boccadoro”, pubblicato in modo indipendente. Mentre il 20 marzo di quest’anno è uscito “Schicchere”, primo album sotto Undamento. Come avete vissuto la lavorazione del secondo album e quali sono state le principali differenze nel modo di lavorare?

La lavorazione di “Schicchere” è stata sicuramente più impegnativa: da qualche tempo eravamo entrati in contatto con l’ambiente discografico e editoriale e iniziavamo a fare i conti con gli stimoli circostanti. Abbiamo cercato di realizzare una raccolta più massiccia e solida, allungare i brani e dar loro strutture più coerenti. Per noi è stato uno studio, si può dire un rodaggio, riguardo quello che è la scrittura e l’arrangiamento di un disco.
Con “Boccadoro” non ci siamo posti il problema, è venuto così com’era e andava benissimo con le sue acerbità.

Ascoltando i vostri brani ho sentito tante cose diverse, il vostro genere è di difficile classificazione. Ci sono delle influenze, musicali e non, che hanno segnato e segnano particolarmente la vostra musica? 

Tra tutti e tre abbiamo ascoltato un po’ di tutto, dalle proposte radiofoniche più comuni negli anni della nostra infanzia, alla ricerca più personale che poi ognuno ha intrapreso e che ci ha portato ad unirci. Motley Crüe, Scorpion, Pino Daniele, Lucio Dalla, fino a arrivare all’hip hop degli anni ’90 e alla southside trap.

Foto di Giorgia Salerno

Dell’album mi è rimasta impressa “Un goccio d’acqua“. In particolare il modo in cui raccontate la sofferenza. Credete che la musica possa aiutare le persone a combattere i propri demoni interiori? 

Ai demoni piace la musica…

Invece, nei versi “ogni uomo che trova il mio sguardo ha qualcosa da dire / ma non ha coraggio” di “Schicchere”, ho intravisto l’idea dell’autore come di qualcuno che rende in musica anche i pensieri degli altri uomini, non solo i propri. La vostra musica si fa portavoce di racconti, esperienze, storie anche di chi vi sta intorno? 

Sì, anche se in Schicchere e Boccadoro ho parlato molto di me, forse troppo. Anche raccontare il proprio contesto a volte è un modo per spiegare un vissuto personale, come viceversa trattare argomenti più intimi fornisce una visione  profonda di un contesto sociale.

Avete aperto i concerti di Frah Quintale e Dutch Nazari, fratelli di etichetta. Il lavoro dell’opening è difficile: si devono scegliere due / tre brani e cercare, con questi, di fare colpo su un pubblico che non vi conosce e che, tendenzialmente annoiato, aspetta solo l’arrivo di chi deve suonare dopo. In che modo avete scelto i brani? 

Dipende sempre dal tipo di serata, comunque cerchiamo di attirare l’attenzione del pubblico e poi di dargli un motivo per mantenerla fino alla fine e portarsi a casa un bel ricordo.

Foto di Giorgia Salerno

Il 25 maggio, invece, eravate al Mi Ami Festival, un palco importante che dà molta visibilità. Come avete vissuto questa esperienza?

Un palco tosto ma un’esperienza bellissima, per la prima volta eravamo in line up con i nomi che compongono il panorama a cui in qualche modo apparteniamo.

In appena due anni avete inciso due album, vi siete fatti conoscere e avete convinto un’etichetta a investire su di voi. Cos’è che contraddistingue, secondo voi, il lavoro targato IRBIS 37 dal resto del panorama musicale italiano? Quali pensate siano i vostri punti di forza? Insomma, perché dovremmo ascoltare “Schicchere”?

Perchè siamo più bravi che belli. E siamo bellissimi

A luglio vi vedremo sul palco di OLTRE Festival a Bologna: che rapporto avete con questa città, che affonda le radici nel mondo del rap?

Ci abbiamo già suonato una volta, in apertura a Frah. È una città viva, piena di giovani. Ci piace.

IRBIS 37
Foto di Giorgia Salerno

Articolo di Chiara Grauso

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