Jack Out ci ha raccontato il suo Ragazzi Fuori

Tanto come membro della Bilogang quanto come solista, Jack Out si è distinto negli ultimi tempi come un nome interessante nella nuova scena musicale italiana. L’artista classe ‘95 si è infatti mosso, insieme ai compagni di crew G Pillola e Travis, sul filone dell’happy trap, ma nel suo nuovo disco solista ha optato per una virata stilistica notevole.  

Ragazzi Fuori – questo il titolo del suo nuovo progetto, fuori per Urbana Label e distribuito da Sony Music – esplora infatti atmosfere emotivamente più intense, sul filone di quell’emo rap che ultimamente in America ci ha regalato artisti quali Lil PeepLil Uzi Vert e Juicy WRLD. Non ditelo però a Jack Out: come ci racconta, ha intitolato il disco Ragazzi Fuori “perché voglio essere fuori da ogni etichetta, da ogni stereotipo”. Nonostante questo, però, ci tiene a precisare che per lui è un disco rap: “è sperimentale, ci sono sonorità futuristiche, ma sostanzialmente è un disco rap – ci sono rime, strofe, pezzi senza ritornello”. 

Il suo percorso da solista è relativamente breve, ma ha comunque all’attivo un EP uscito nel 2018, Pussy Lover, mentre diverse sono state le uscite con la Bilogang; eppure considera Ragazzi Fuori un punto di partenza, sia a livello stilistico che a livello di carriera. “La musica per me è stata un’ancora di salvezza concreta”: sembra di sentire un clichè, trito e ritrito, ma è lo stesso Jack a farlo notare, aggiungendo però che per lui è vero. Basta ascoltare Giacomo smettila di farti, l’outro del disco, che è il risultato di un imperativo che l’artista stesso si è imposto da solo. “Ho avuto un passato non troppo entusiasmante con certe sostanze: ho fatto le mie esperienze, ho dato le mie facciate, ma ho capito che per fare musica e per farcela, devi starci dentro col cervello” ci dice, con una serietà disarmante, “con certe cose ho dovuto accannare, perché ad un certo punto della tua vita devi volerti bene, e anche perché devo essere concentrato, non posso buttare le mie giornate”. Parla con una maturità impressionante, spesso sottovalutata, anche in virtù del genere musicale e dell’immaginario che lo caratterizza. Il suo approccio professionale traspare però di risposta in risposta, in maniera incredibilmente sincera, risultando quasi spiazzante a volte. “Voglio fare musica in maniera tale che se tra vent’anni dovessi guardarmi indietro, non finisca a pensare “guarda che coglione”. Il passo nel mainstream arriverà con le giuste tempistiche, senza forzare nulla”: parla così del suo futuro, citando anche il percorso di Myss Keta come esempio, sottintendendo una coerenza artistica e personale tutt’altro che banale. 

Jack Out

Sembrerebbe poi contraddirsi pochi minuti dopo, ma il suo in realtà è un ragionamento figlio di un pragmatismo calcolato. “So che potrei rinnegare tutto questo davanti ad una proposta irrinunciabile” confessa candidamente, “una persona intelligente può – non dico deve, ma può – essere incoerente; so di non avere tutte le risposte, posso ricredermi”. Una presa di posizione tanto particolare quanto in effetti logicamente inattaccabile, questo Jack lo sa bene, non ha alcuna remora nel dirlo. “Se arriva il successo sfanculo i miei valori? E quali sono i miei valori? Non ho scritto i dieci comandamenti come Abramo (in realtà erano di Mosè, ma gliela perdoniamo, ndr). I miei valori potrebbero essere le donne nude o le macchine sportive. I miei valori sono ciò che mi porta ad avere la fame che ho, nient’altro”. Uno statement coerente, nella sua ambiguità. 

In Ragazzi Fuori trovano spazio diversi featuring, tra i colleghi della BilogangNashleyDanien, YOUNGGUGGI e altri. Compaiono però anche due nomi inaspettati, quelli di Roggy Luciano e Gioacchino Turu. Il primo è un rapper legatissimo al panorama underground, attivo sin dai primi anni del 2000; il secondo è un artista legato a Ivreatronic e al movimento sperimentale che si muove attorno a Pop X. Jack parla in maniera orgogliosa di entrambi i featuring, da lui fortemente voluti – Roggy Luciano è “il mio idolo da ragazzino in ambito rap, il risultato mi piace tantissimo”, mentre è fiero della natura eclettica del pezzo con Turu.  

Non solo musica però: la presentazione di Ragazzi Fuori vede anche l’arte protagonista, con l’esposizione di opere di diversi giovani creativi, tra cui WOC e CHARLY/IE – che avevamo incontrato parlando di Italia 90. Jack Out ha infatti curato con loro una mostra d’arte a Torino – insieme a G Pillola – e li ha voluti anche a Milano alla presentazione del disco, spiegando che “mi piace coniugare l’arte estetica e la trap”. Non fa fatica a confessare di non essere un esperto d’arte, ma un appassionato sì: “amo la pop art – per me in un certo senso è il motore della trap di oggi -, a livello estetico è legatissima alla cultura attuale” dice, aggiungendo poi, lanciandosi in un bel volo pindarico, che “se esistesse un Andy Warhol italiano – che dio non me ne voglia – probabilmente realizzerebbe i ritratti della Dark”. Una conclusione inaspettata, forse esagerata… O forse no.