La doppia anima di Luchè: l’umiltà dietro il “Potere”
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Luchè (Luca Imprudente, classe 1981) ha alle spalle quattro dischi, un passato in un duo (Co’ Sang), un’origine forte, quella napotelana, tanta rabbia e voglia di fare e, sicuramente, un grande cuore. Questa è quello che mi ha trasmesso ascoltando il suo live al Botanique di Bologna il 24 giugno.

Il suo ultimo album “Potere” è uscito il 29 giugno dell’anno scorso, a distanza di due anni da “Malammore”, e porta con sé di verse collaborazioni, tra cui Sfera Ebbasta – presente nel rapck uscito da poco, “Potere (Il Giorno Dopo”), Guè Pequeno, Enzo Avitabile, ma anche Paola Imprudente, cantante lirica e sorella dell’artista. Luchè nel frattempo ha lavorato a un libro, “Il giorno dopo”, e attualmente è impegnato in un instore tuor per promuoverlo.

Il concerto inizia con un leggero ritardo, mentre il pubblico ingannando l’attesa lo chiama più volte; il rapper accende subito la serata con “Il Potere/ Il Sorpasso”: il pezzo, abbastanza identificativo dell’artista, dà anche il nome all’album, facendo da linea guida per i temi principali presenti nel resto dei brani:

Si tatuano il mio volto, fra’, e non sono ancora morto / Se non rispondi adesso, rispondo la sera dopo /
Dicono “sei migliorato” per non dire “sei il più bravo”.”

Su queste note avviene il ritorno di Luchè nella scena italiana: l’album è carichissimo e ogni pezzo porta un testo forte e tagliente. Ci sono i ricordi della sua città, Napoli, c’è il suo quartiere, Marianella, ci sono riflessioni sull’arte e la possibilità che dà all’uomo di vivere per sempre:

Tu che fai quello che senti/ Tu che andrai alla conquista del mondo/ Tu che hai diamanti nei denti /
Cosa vuoi di più dalla vita rispondo /Voglio vivere per sempre”.

Ph Francesco Pandroni

Sulle note di “Diamanti nei denti” Luché afferma che l’unica possibilità che abbiamo di vivere per sempre in questo mondo è lasciare una traccia, quello che lui ogni giorno cerca di fare con i suoi pezzi.

Dopo le prime canzoni, e ancora sulle ultime note di “Nada”, l’artista ricorda la data invernale a Bologna del precedente tour; e riflette sul pubblico che gli sta davanti, ‹il bello›, afferma, ‹è che vi sento cantare tutti i pezzi, da quelli più forti ai melodici, questo vuol dire che mi avete capito›.

La scaletta continua, con “Oro Giallo” e “Modalità Aereo” (estratti entrambi da “Gentleman”, ft Guè Pequeno). È alla città di Bologna che dedica il prossimo pezzo, “Star”; mentre ricorda l’importanza di questa città, culla dell’hip hop italiano e per questo motivo tappa immancabile in ogni tour che si rispetti.

Su queste riflessioni, ci avviamo verso il momento più importante, che porta alcuni dei pezzi più forti dell’album: “Casa mia”, ft. Nayz Narcos e Capo Plaza; “Stamme fort”, tra i più amati dal pubblico.

Ma insieme a tutta questa durezza, anche l’amore fa capolino tra le canzoni di Luchè: con “O’ Primmo Ammore” (da “Malammore”) l’artista dà una nuova veste a quell’importante tradizione neomelodica che affonda le radici a Napoli:

O’ primmo ammore m’ha fatto cchiù male / Sì tradisce nun ‘o può fermà / O’ primmo ammore m’ha luato l’aria /Ma je m’acciro sì me vò lassà”.

È prodotto da Charlie Charles il prossimo pezzo, tra i più delicati dell’album e della scaletta: “Parliamo”, che, ancora, riflette bene quel lato più dolce dell’artista.

E adesso metti giù, dai non ci pensare più / Superiamo il limite, senza regole e tabù / Mi hanno sempre detto no, i sogni non si avverano / Quanto costa crederci per chi ha gambe che tremano.”

Il concerto continua sulle note romantiche di questi ultimi pezzi, così subito dopo “Parliamo” arrivano “Torna da me” e “Non abbiamo età”, che mostrano la visione dell’amore dell’artista:

I tuoi capelli ricci mi stanno coprendo il viso/ Prendimi per mano portami in paradiso /Non abbiamo età, abbiamo già vinto, eh / Invece di andare piano, sono partito in quarta / Ho scritto in stampatello “oggi sposi” sopra la targa / Hai detto “Stai correndo troppo, dimmi, credi nel Karma?”.

La serata si chiude con un bis di “Stamm Fort”, mentre il pubblico, instancabile, vorrebbe cantare e ballare ancora insieme a Luchè.

La scaletta riflette bene le due anime presenti nella musica di Luca Imprudente: se a primo ascolto i pezzi si inseriscono a pennello nella scena Hip Hop, nel rap con venature napoletane (ricordando più volte il Rione, l’identità e le asprezze che chi arriva da questa città troppo spesso deve portarsi addosso), in un secondo momento emergono anche l’amore, la bontà e la delicatezza che ho ritrovato anche in più interviste del rapper. Allo stesso modo, lunedì, sul palco del Botanique, Luca ha mostrato davanti al suo pubblico un’umiltà sincera e tanta gratitudine di fronte agli applausi di chi era lì per ascoltarlo.

 

Chiara Grauso

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