Parix Hilton: fatica e soddisfazioni di un artista con la testa sulle spalle 

Parix Hilton, al secolo Paride Galimi, è un polistrumentista, produttore e cantante. La maggior parte delle persone lo conosce per essere stato il chitarrista di Sfera Ebbasta e Marracash nei loro tour, per aver prodotto alcuni singoli di Rkomi tra cui Peaky Blinders” e “Mai più” dal disco “Io in terra” e l’ultimo disco di Noyz Narcos “Enemy. 

Ha inoltre creato una propria etichetta – la Hilton Ent – nella città di Bologna e continua a puntare su giovani artisti del mondo del rap e hip-hop, quali Gente, TerybleNibirv e tanti altri.
Nella sua vita ha lottato e studiato molto per intraprendere il percorso tanto sognato sin da bambino, per dimostrare a tutti la tua tenacia, passione e professionalità, raggiungendo risultati. 

Questa intervista è stata un’occasione per conoscere meglio una piccola parte del mondo del rap, una delle realtà maggiormente presenti attualmente nel panorama musicale. 

Parix Hilton
Ciao Parix! Da dove nasce l’idea di avere questo nome d’arte, così simile ad una delle figure più eccentriche e conosciute nel panorama americano?
L’idea di avere questo nome d’arte è nata, almeno in parte, dal fatto che il mio vero nome è Paride. 
Gli amici mi hanno iniziato a chiamare “Parix” sin da quando ero piccolo, per abbreviare. Con il passare del tempo è diventato il mio soprannome ma una sera, facendo freestyle, dissi: “Un giorno diventerò ricco, farò così tanti soldi che mi chiamerete Parix Hilton”. Da questa rima poi è diventato il nome d’arte attuale, completo.

Sei un artista a 360°: un cantante e rapper, musicista e produttore. Quanto è importante per te essere aggiornato sulle nuove uscite musicali, dalle quali, magari, trarre spunto?
Non credo che sia fondamentale, in quanto produttore, stare sempre sul pezzo ad ascoltare le ultime uscite, anche perché molte volte cerco di restare distaccato da tutto, per evitare di emulare, anche involontariamente, ciò che stanno facendo gli altri.
Ovviamente quando si diventa un produttore a certi livelli, bisogna sempre fare i conti con il mercato, però sì, io rimango spesso chiuso nella mia bolla e cerco di trarre ispirazione da me stesso, piuttosto che dalle persone che ho intorno e con le quali sto lavorando, piuttosto che da un’immagine, un film, o un accaduto della mia vita, bello o brutto che sia; qualsiasi di queste cose può darmi uno spunto per la creazione di un nuovo brano.

Quali sono state le tue influenze musicali passate, anche non nel mondo dell’Hip Hop, che ti hanno fatto capire che volevi intraprendere una carriera in ambito musicale?
Le mie influenze iniziali sono venute dal rock, dal metal, dal punk; tra i miei gruppi preferiti spiccano in particolare gli Slipknot, i Deftones, i The Offspring. Crescendo mi sono appassionato subito all’Hip-Hop, in particolare a Kaos OneMarracashFabri Fibra, Neffa, Noyz Narcos e di conseguenza sono cresciuto un po’ rock e un po’ rap; infatti non a caso ad un certo punto della mia carriera, di preciso l’anno scorso, ho fatto uscire “Metal Rap”, appunto mischiando i generi che mi hanno formato durante l’infanzia.
Le influenze però non sono collegate con la scelta di voler creare musica. È da quando avevo 5 anni che alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo solo ed esclusivamente “Il musicista, il cantante” e questo mi ha portato fin da piccolo a suonare i primi strumenti, facendo rumore in casa con il pianoforte o con la chitarra, disturbando i miei genitori; mio padre ad un certo punto fu quasi obbligato a comprarmi una batteria, perché stavo distruggendo tutte le pentole che avevo in casa.
Tra me e la musica è stato un amore a prima vista, e per fortuna con tanti sacrifici e dedizione sono riuscito, dopo tanto tempo, a ritagliare il mio piccolo spazio nella scena, riuscendo anche a viverci.

Da dove è nata l’idea di voler creare una tua etichetta indipendente dove riuscire dei giovani trapper e rapper, alcuni di Bologna?
L’idea di voler creare un’etichetta indipendente a Bologna è nata solamente da un’esigenza: la mia. Ho fatto un disco con Universal, poi un disco con Honiro, ma non mi sono trovato bene nelle realtà con le quali ho lavorato, e quindi ho deciso di non affidare i miei dischi ad un discografico che non facesse al caso mio.
Ho creato un’etichetta perché volevo far uscire i miei stessi lavori in modo indipendente, senza dover chiedere niente a nessuno. Negli anni ho scoperto anche questa mia dote di manager, ed ho iniziato a seguire MidoNibirvBilly MillyTeryble, che sono tutti artisti che fanno parte della mia etichetta, dei quali sono anche il produttore. Una volta creata l’etichetta è venuto quasi da sé: gli artisti con cui lavoro come produttore, anziché portarli da altre realtà, ho deciso di farli uscire all’interno della mia etichetta.

Parix Hilton
Tra le ultime tue produzioni, possiamo trovare la giovane rapper Nibirv, per la quale hai prodotto il suo ultimo singolo “Venere”. Come sei entrato in contatto con lei e cosa pensi a riguardo della visibilità che stanno avendo le nuove rapper all’interno della scena musicale italiana?
Sì, Nibirv l’ho conosciuta una sera in un locale a Bologna, è stata lei a chiamarmi: “Parix! Vedo i tuoi video, ti conosco, sei un grande!”; abbiamo iniziato a parlare e mi ha detto che anche lei cantava. L’ho invitata nel mio studio ed ho subito notato che aveva grosse doti.
Ci siamo messi in testa questo progetto che abbiamo deciso di chiamare Nibirv ed iniziando a lavorare ciò che subito mi ha colpito di lei, e lo stesso si può dire di Mido, è che ci metteva la durata della canzone a registrare la canzone stessa, facendo “buona la prima” quasi tutte le volte, con questa voce completa, piena, decisa; la soddisfazione più grande è proprio quella: il confronto totale tra produttore e artista. 
Per quanto riguarda le donne che fanno il rap diciamo che posso dire che la scena di oggi è un po’ triste, ma non parlo di donne, parlo in generale, senza distinzioni di sesso. Onestamente penso sia difficile che le donne riescano ad emergere se continuano a riproporre le stesse ovvietà. I problemi principali sono le rime banali, mediocri e l’assenza di carisma che questa musica dovrebbe avere. Alcune emergenti, invece, hanno davvero talento, tra le tante c’è Lesli.

I tuoi lavori che ti hanno dato più riconoscimenti sono stati il disco “Enemy” di Noyz Narcos e la produzione di alcuni brani di Rkomi. Quali sono i progetti ai quali stai lavorando ora e quelli futuri?
Sì, è stata una grandissima soddisfazione per me produrre Enemy di Noyz Narcos, ed anche Rkomi ovviamente; parlo in particolar modo di Noyz perché è un artista con il quale sono praticamente cresciuto, ed è uno di quei cantanti con i quali non mi sarei mai immaginato di poter collaborare.
Sentirmi chiamare da lui e sentirmi dire che avrebbe utilizzato una mia produzione nel suo disco è stata una enorme soddisfazione e ce ne saranno altre perché ho in ballo tante altre cose di cui però non voglio svelare nulla.

Quali consigli ti sentiresti di dare a dei giovani rapper e musicisti che vogliono provare a farsi strada in questo panorama?
Per i giovani che vogliono farsi strada in questo panorama c’è un appello molto importante che voglio fare: innanzitutto ci sono sempre un sacco di ragazzi che mi scrivono sui social chiedendomi produzioni, collaborazioni, o addirittura mi chiedono di entrare nella mia etichetta. Sebbene nel mio piccolo non abbia fatto nulla di importante, ho fatto davvero tanta strada soprattutto considerando da dove sono partito; questa strada l’ho fatta grazie alle mie abilità e capacità, e su questo nessuno avrebbe da ridire all’interno della scena.
Ho, quindi, dimostrato prima di tutto di saper suonare il pianoforte, la chitarra, di saper cantare, rappare, di saper produrre e di avere comunque la testa sulle spalle.
A questo proposito ricordo che fare una canzone è il punto di inizio: dopo c’è ancora tanto altro lavoro tra promozione e uscita, lavoro di cui spesso nessuno parla; tanti ragazzi sono convinti che alcuni artisti diventino famosi dal nulla e non si rendono conto che dietro c’è davvero un grosso lavoro. Ritornando al punto principale, il primo messaggio che voglio trasmettere a questi ragazzi è: imparate ad essere obiettivi e soprattutto sappiate valutare le vostre capacità.

 

Cioè?

Ci sono ragazzi che non vanno neanche a tempo e che si convincono che diventeranno grandi rapper, quindi spesso non studiano, non lavorano, non si impegnano nemmeno. Mi dispiace ma senza certe basi non puoi fare il rapper, quindi la furbizia sta nel comprendere le proprie capacità e soprattutto sta nel riuscire a dirigerle. Questo vuol dire che, ad esempio, essendo io alto 1.76m è molto difficile che imputandomi andrò a giocare nell’NBA; poi chiaramente c’è sempre quella possibilità, il grande talento no? Però è raro da trovare. Quindi il primo consiglio è: imparate a valutare le vostre capacità, soltanto dopo bisogna crearsi delle speranze. Per il resto, parlando con le persone che hanno capacità, c’è tanta sofferenza: questo è un ambiente dove la capacità viene sempre di più screditata, e paradossalmente diventa più importante la gestione dei social, l’immagine, di cosa si parla, il gossip, e quale parte del cervello dei ragazzini che ascoltano la musica in questo determinato periodo storico stimolare. Sembra che carisma musicale od argomenti concreti vengano lasciati in secondo piano. Quindi la strada è difficile anche per coloro che hanno le capacità, ma la verità è che se si hanno capacità, testa dura, e la voglia di farcela, ci sono anche le possibilità concrete per farcela. Da ragazzino ascoltavo Marracash, Noyz Narcos, e non avrei mai immaginato di lavorarci, anche se l’ho sempre sperato. Continuando per la mia strada, sacrificio dopo sacrificio, ho avuto le mie soddisfazioni: mi hanno chiamato con loro nei tour, mi hanno chiamato a produrre i loro dischi; ho suonato la chitarra ed il pianoforte nel tour di Sfera, sono stato due volte in tour con Marra l’anno scorso, e ho prodotto “Enemy” di Noyz, quindi diciamo che piano piano le soddisfazioni arrivano. Ci vuole costanza ed indubbiamente un pizzico di fortuna.

 

Enrica Barbieri  

Futura 1993 è un network creativo che attraversa l’Italia per raccontarti la musica come nessun altro: seguici attraverso le nostre testate partner e sulle frequenze di RadioCittà Fujiko, in onda martedì e giovedì dalle 16:30. 

Total
33
Shares