Stokka e MadBuddy: l’ultimo tour arriva a Milano

Giovedì 21 marzo 2019, una sera come tante per chi cammina tra le vie di Milano. C’è invece chi quel giorno lo sta aspettando da mesi, con un sentimento di gioia misto alla giusta malinconia, quella di chi sa che sarà l’ultima volta a Milano di un duo che ha significato molto per l’hip hop nostrano. Stokka e MadBuddy, dopo aver annunciato lo scioglimento a ottobre dello scorso anno, portano al Gate #AliasTasters, il loro tour di addio.


Il locale si riempie pian piano, fino a che – poco dopo le 22 – la serata viene aperta da Hyst. L’artista romano scalda il pubblico con diversi pezzi che spaziano da “Adesso Scrivo”, singolo tratto dell’album “Mantra”, fino ad arrivare a brani più recenti come “Unicorni”. Il tempo stringe però, e Milano freme. Hyst saluta il pubblico e cede lo stage a Roc Beats.


Finalmente entra sul palco Dj Shocca, che con la sua verve distintiva tira fuori i “ferri del mestiere” e allestisce la zona console; d’altronde anche “i meccanici della Ferrari hanno bisogno di 20 secondi per tirare fuori la loro merda” – parafrasandolo. Partono gli scratch e siamo tutti in visibilio. Il tasso euforico del pubblico sale poi a dismisura, quando qualche momento più tardi il palco viene calcato da Stokka e MadBuddy. Niente catene, niente occhiali da sole, niente sneaker di lusso, sul palco ci sono “solo” tre leggende e la loro musica. Il live inizia in mezzo alle urla degli spettatori, urla che si fanno sempre più forti quando, tra i primi brani, parte “L’ultima volta buona”. Tra centinaia di mani al cielo e una pioggia di coriandoli bianchi spiccano le note della canzone, pubblicata a gennaio di quest’anno, che risulta essere l’ultimo regalo ai fan del duo palermitano.

Il live continua come un continuo viaggio nel tempo, con numerosi classici del genere tratti dagli album storici “La cura del microfono”, “Block notes” per arrivare ai più recenti “#bypass” e “Struggle Radio”, quest’ultimo realizzato proprio con Shocca. L’energia che si sprigiona di microfoni è elettrizzante, e la risposta del pubblico è veramente notevole. C’è anche spazio per un omaggio a “60 Hz”, pietra miliare dell’hip hop italiano, e un tributo a Primo Brown, con “Sempre Grezzo” introdotto dalle parole di Buddy e accompagnato da un emozionato applauso del pubblico. Durante il live di più di un ora e mezza Stokka e MadBuddy ripercorrono la loro carriera, parlano di loro, delle loro esperienze e della loro musica. Raccontano anche di Dumbo e i vari writer che li hanno ispirati nelle strade di Milano per poi lanciare “Nero inferno”.

A un certo punto però mi fermo. Guardo per un momento dietro di me e non sul palco, e noto qualcosa. Vengo colpito dalla stupenda disomogeneità del pubblico. Disomogeneità di età, di sesso, di stile, di provenienza. Mi rendo conto di quanto siano grandi questi artisti che sono riusciti ad attirare ragazzi che ai tempi della pubblicazione di “Palermo centrale” erano in una culla. Mi sorprendo e in mezzo alle urla e alle mani che rimbalzano a tempo mi lascio scappare un sorriso.

Il concerto finisce con “Quando un giorno tornerai”, probabilmente il brano più popolare del duo. Il pubblico non è ancora pronto a salutarli per l’ultima volta, è stato tutto troppo stupendo. Ognuno tra i presenti lo percepisce e Buddy dona un’ultima serie di barre acappella. Buio.


È sempre difficile riuscire a spiegare a parole le emozioni che la musica è in grado di trasmettere, per un concerto è probabilmente ancora più dura. #AliasTasters è stato uno spettacolo immenso. Emozionante, non convenzionale, energetico e, soprattutto, vero. È stato il racconto di un pezzo di storia dell’hip hop, un pezzo della storia di questi artisti ma anche della Nostra storia. Una serata per chi è cresciuto con le cuffie nelle orecchie, con i cd nello stereo, per chi ha trovato la sua valvola di sfogo in questa musica, insomma, per chi di rap un po’ ci vive.

Mi ritrovo a casa con sottofondo “Distratto” a guardare – distrattamente – la locandina della serata al Gate. Noto che Stokka e MdBuddy sono raffigurati in due foto distinte, capisco che “ora lo spettacolo può chiudere i battenti” e ancora emozionato comprendo la fortuna che ho avuto questa sera.

Foto: Andrea “Nose” Barchi

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