Air Jordan IV “Bred”: the OG strikes back – questa volta anche in Girl Size

Il 1989 è stato un anno fondamentale nella storia recente dell’umanità, tanto a livello sociopolitico quanto culturale. Un paio di esempi? Il 1989 è l’anno della commercializzazione del primo Game Boy, console portatile che farà la storia del mondo del videogame; è anche l’anno in cui sulla Fox viene mandata in onda la prima puntata de I Simpson. L’89 è però un anno rivoluzionario soprattutto per due fattori: l’invenzione del World Wide Web, il principale servizio Internet, da parte di Tim Berners-Lee e il crollo del muro di Berlino a novembre. Questi due avvenimenti hanno infatti posto le basi per lo sviluppo della società moderna in cui viviamo oggi: globalizzata, interconnessa, multiculturale, contraddistinta da un elevatissimo tasso di condivisione e comunicazione. 

Il 1989 è stato un anno importantissimo anche per Jordan: il brand del Jumpman, nato solo quattro anni prima, era infatti ancora giovanissimo all’epoca, e lo stesso Micheal Jordan – nonostante i risultati eccezionali ottenuti nel basket collegiale e con la nazionale  era ben lungi dall’essere il giocatore che avrebbe cambiato per sempre il modo di giocare – e intendere – il basket. Il 1989 è però l’anno di uscita delle Air Jordan IV, una delle silhouette più iconiche mai prodotte dal brand, tutt’ora tra le più amate e indossate dagli appassionati di sneaker, streetwear e basket in tutto il mondo. La sneaker si lega a due avvenimenti di rilevanza assoluta, uno in ambito sportivo, l’altro commerciale. L’Air Jordan IV è infatti legata al leggendario “The Shot”: con questo termine si indica il letale buzzer-beater con cui Micheal Jordan permise ai suoi Chicago Bulls di sconfiggere i Cleveland Cavaliers ai playoff, in una gara-5 al fulmicotone. Quell’anno non sarebbero stati i Bulls a sollevare il trofeo di campioni NBA, ma quella giocata rappresenta un ulteriore step nello sviluppo della mentalità da fuoriclasse che ha reso il cestista nativo di New York uno dei più grandi di sempre. 

A livello commerciale invece, la Air Jordan IV è la prima Air Jordan rilasciata a livello globale: il 1989 segna quindi l’anno in cui il Jordan Brand valica i confini statunitensi, approcciandosi per la prima volta a milioni e milioni di potenziali appassionati in tutto il mondo. Da questo punto di vista, un ottimo propulsore è stato anche Do The Right Thing, la seminale pellicola di Spike Lee: il regista, che ha legato indissolubilmente la propria immagine a quella del brand, ha infatti inserito le Air Jordan IV nel film, trasformandole – negli anni – in un elemento importante della cultura pop degli anni ‘90. 

Sono passati ben trent’anni da allora, eppure Jordan non ha mai smesso di far innamorare fan da qualsiasi parte del mondo: ragazzi e ragazze che sognavano – e sognano – di emulare le sue gesta, di indossare uno stile, di tenere viva un’icona. Ecco perché il 2019 è l’anno che segna il ritorno delle Air Jordan IV OG, nella colorazione Bred – la stessa del “The Shot”, la prima commercializzata in tutto il mondo. Per il trentennale della silhouette, però, era importante fare uno statement, una dichiarazione relativa al fatto che Jordan è un brand che investe sull’uguaglianza, sulla parità dei diritti, sul concetto di “family” in senso umano: ecco perché le Air Jordan IV Bred tornano, e per la prima volta arrivano sul mercato anche il Girl Size. 

Il peso specifico delle donne nel mondo delle sneaker e dello streetwear sta infatti crescendo di anno in anno, grazie ad un aumento della consapevolezza e al costante crollo di un approccio culturale e bigotto che, purtroppo, ha spesso e volentieri contraddistinto la società moderna. Tantissimi brand stanno investendo per far sì che la presenza delle donne in questo mondo diventi qualcosa di organico e naturale, e non più un evento che debba fare notizia. Nike e Jordan sono da anni in prima fila in questa campagna, e questa release è solo l’ennesima riconferma della sensibilità totale nei confronti del problema. Il loro approccio, da sempre costruttivo e non distruttivo, ha permesso a tantissime storie di essere raccontate, a moltissime barriere mentali di essere abbattute, ad una miriade di possibilità di essere colte. Non è solo streetwear, non è solo sneakerculture, non è solo streetculture: è molto di più, e l’evoluzione concreta passa proprio attraverso step come questi. 

In occasione della nuova release delle Air Jordan IV Bred, abbiamo incontrato tre ragazze legate al mondo dello streetwear e alla sneakerculture, ciascuna in maniera diversa. La prima è Irene, social media manager nel mondo dello streetwear, che negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo delle sneaker e si è appassionata tutto l’universo di storie e leggende che circonda Jordan; la seconda è Martagiovane amante dello streetwear con un forte debole per le sneaker Jordan; la terza è Elisa, fotografa street che ha girato e scattato sia in Europa che in America, collezionista veterana di Jordan e innamorata della streetculture. Con loro siamo andate a Milano, capitale del fashion italiana ma anche culla di subculture – tra cui la streetculture – che germogliano sia negli anfratti più nascosti che nei luoghi più iconici del capoluogo lombardo. Muovendoci tra l’assordante e imponente silenzio della Barona, tra la frenesia delle storiche linee di tram, tra il brusio affascinante e indecifrabile dei Navigli e altro ancora, abbiamo scoperto cosa significa per loro essere snakerhead, cosa rappresenta per loro Jordan e quanto sia profondo l’intreccio tra la streetculture e Milano. 

Passeggiando per il quartiere di Barona, ci imbattiamo in un gigantesco murale dedicato alle donne, nell’iconico Piazzale Donne Partigiane. Mentre siamo lì davanti, Irene ricorda come “i miei genitori hanno sempre voluto che fossi una ragazza precisa e in ordine, e per loro sneaker e capi streetwear erano solo da uomini. Invidiavo i miei compagni di classe alle medie, che potevano girare con le Jordan ai piedi”. In quel momento si avvicina Elisa, che ha deciso che quel murales debba fare da sfondo ad alcuni dei nostri scatti, e mi dice che “a scuola venivo spesso identificata come la tamarra o il maschiaccio di turno, perché mi piaceva indossare sneakers e tee oversize. La gratificazione più grande, ad oggi, è che quella “tamarraggine” sia diventata per me un lavoro, che mi ha permesso di girare convention come SneakernessCrepCitySneakerConKickIt e molte altre, in tutto il mondo”. Stiamo viaggiando insieme sul viale dei ricordi, e mentre la giovanissima Marta mi confessa che “la mia passione è nata con le Air Jordan IV Retro “Fire Red”, sono state le Jordan I a farmi letteralmente innamorare di questo brand”, Elisa con un pizzico di nostalgia ricorda di dovere tanto del suo stile personale alla cultura pop anni ‘90: “ricordo benissimo Friends, in cui Joy e Chandler avevano sempre delle sneaker da paura ai piedi, oppure Willie Il Principe di Bel Air, altro show iconico. Devo tanto a questi show e alla cultura rap e hip hop di quei tempi”. 

Il tempo di mangiare un boccone al volo e siamo già a Parco Sempione, sede di uno dei playground più belli di Milano, completamente immerso nel verde e frequentato da tantissimi, adulti e bambini. “La mia passione per il basket è nata con Space Jam – che in realtà in origine guardai poiché fan dei Looney Tunes -, ma per anni è stato difficile alimentarla, perché nel mio paese d’origine praticamente esisteva solo il calcio” mi spiega Elisa, mentre tra uno scatto e l’altro cerchiamo di infilare qualche canestro, sebbene le airball non manchino mai. “A noi ragazze era praticamente proibito giocare a basket fuori, era per i ragazzi, noi restavamo in palestra a giocare a pallavolo o a fare altro” ricorda Irene, che nel frattempo cerca di capire come realizzare la parabola di tiro perfetta. Oggi sono stati fatti grandi passi in avanti da questo punto di vista, ma è vero che per moltissimi anni in Italia, anche negli ambienti educativi, lo sport era visto quasi a compartimenti stagni, dividendo attività da uomo e attività da donna. Mentre tiro un sospiro di sollievo pensando ai progressi fatti, mi giro a guardare l’altra metà del campo e trovo un bel gruppetto di giovani ragazze intente a giocare una partitella. L’immagine vale più di mille parole. 

Siamo arrivati sui Navigli, accompagnati da un sole di quelli che non si vedevano da settimane a Milano. Intorno a noi la vita nella capitale meneghina scorre frenetica, tra chi è a lavoro e chi fa il turista in ferie. “In questo gioco devi perennemente sgomitare se sei una donna” mi dice un po’ amareggiata Elisa, “non abbiamo le stesse possibilità e la stessa credibilità, se dimostri di avere knowledge la gente rimane di sasso. Eppure sono tante le ragazze che non vogliono solo mettersi in mostra sui social, ma vivere la loro passione e sviluppare uno stile e un punto di vista forte”. Irene interviene, facendo notare però che ultimamente “il mondo dello streetwear negli ultimi anni sta iniziando a dare più spazio alle donne. Questo è un passo enorme verso la libertà di esprimere ciò che si vuole, anche e soprattutto con l’abbigliamento”. 

Mentre ci prepariamo a rientrare, finiamo sul tram a discutere di cosa si stia già facendo e su cosa si possa fare per raggiungere un’effettiva situazione di equality, un’uguaglianza di genere. “Jordan sta lavorando benissimo, e l’arrivo delle Air Jordan IV Bred in girl size è l’ennesima dimostrazione che in futuro molte altre figure femminili possono collaborare col brand, per creare sneaker ancora più belle” mi dice Marta, con voce davvero fiduciosa. Irene è dello stesso avviso, e nonostante sia dell’idea che non servano accelerate brusche o voli pindarici, mi spiega che secondo lei Jordan sta facendo la cosa giusta, lanciando un messaggio importante, ovvero “che anche le donne fanno parte della loro family”. La veterana Elisa, che ha vissuto anche i tempi in cui tutto ciò era un lontano miraggio, spera che si inizi sempre più spesso a “raccontare storie di donne, non solo atlete ma anche ragazze normali, che amano il brand – come fatto con Aleali May. Vanno fatte sentire parte effettiva del movimento, va data voce alla loro voglia di raccontarsi”.  

Quello di Aleali May è un nome saltato fuori diverse volte durante la giornata, a riprova che figure femminili forti e iconiche esistono; non vediamo l’ora di scoprirne di nuove, magari vedendo ai loro piedi le Air Jordan IV Bred 

A questo link c’è invece il racconto che Jordan ha realizzato in occasione della release, su SNKRS App.

Art direction & styling: Elisa Scotti

Photo: Elisa Scotti & Andrea Lucietti