Stone Island: da 40 anni eccellenza italiana nel mondo

Dopo l’ennesimo successo ottenuto grazie all’ultima collaborazione con il brand americano Supreme New York, percorriamo un piccolo viaggio nel mondo di Stone Island, eccellenza italiana e marchio “cult” da oltre 40 anni.

Stone Island si distingue dagli altri brand non solo per il  suo design unico e la funzionalità dei suoi capi ma soprattuto per la continua ricerca e sperimentazione di nuovi materiali, fibre e tessuti.

La Lyst Index, classifica che misura la forza globale dei brand pubblicata dalla rivista Business of Fashion, ha posizionato il marchio al quinto posto precedendo nomi del calibro di Balenciaga, Gucci, Vetements ed Off-White.

Tornando nel lontano secondo dopoguerra, nel biellese, Silvio Rivetti introdusse per la prima volta in Italia l’abbigliamento realizzato su misure teoriche, ossia le cosiddette taglie che tutt’oggi utilizziamo. Quest’ultime furono una vera e propria rivoluzione che portò una crescita esponenziale al business della famiglia, il Gruppo Finanziario Tessile (GFT), azienda composta da Silvio, i due figli Carlo e Cristina ed il nipote Marco.

Il Gruppo Finanziario Tessile (GFT) verrà ricordato sempre come una delle prime aziende italiane specializzate nella produzione di massa delle confezioni d’abbigliamento, soprattutto attraverso i suoi marchi Facis e Marus.

Facis GFT

Verso la fine degli anni ’70, Marco Rivetti introdusse il gruppo nel mondo del prêt-à-porter internazionale facendola diventare così la prima azienda italiana a produrre e distribuire collezioni come Giorgio Armani e Valentino. Questo permise agli stessi di affermarsi in maniera importante nell’industria mondiale, dando vita a quello che oggi giorno definiamo Made in Italy.

Nel 1982 Massimo Osti, in quegli anni designer di C.P. Company, sviluppò la Tela Stella, materiale fabbricato utilizzando i teloni per la produzione delle coperture dei camion e sottoposto ad un lavaggio “stone wash” estremo. Con questo tessuto innovativo, lo stilista, creò una collezione di sette giacconi che però non risultò in linea con lo stile del brand.

Questo impasse portò Osti alla decisione di dar vita ad un nuovo brand: Stone Island. Il nome deriva da due vocaboli ricorrenti nei romanzi di Joseph Conrad: “roccia” e “isola”. Il logo, la celebre Rosa dei Venti, venne applicata sui capi attraverso un badge di tessuto.

Massimo Osti Stone Island

Nel 1983, la famiglia Rivetti decise di acquisire il 50% di C.P. Company, che includeva anche la neonata Stone Island.

Prendendo ispirazione dal mondo militare, dalla marina e dai capitani di ventura, Osti iniziò a creare abiti volti ad unire stile e praticità.

Questa visione, sposata all’innovazione ed alla ricerca nei materiali, diede vita ad uno dei capi più iconici del marchio, la Ice Jacket composta dal celebre tessuto che muta colore al cambio della temperatura.

Un decennio dopo, nel 1993, Carlo e Cristina Rivetti uscirono dal GFT acquisendo la totalità di C.P. Company, la quale venne ribattezzata Sportswear Company S.p.A., di cui Carlo Rivetti è presidente e direttore creativo.

Carlo Rivetti

Sempre nello stesso periodo, Osti abbandonò il suo ruolo da stilista lasciando spazio a Paul Harvey, con il quale ebbe inizio un nuovo capitolo per Stone Island.

Harvey accompagna il brand nel nuovo secolo disegnando 24 collezioni, ma dopo dodici anni magistrali, nel 2008, decise di dedicarsi ad altri progetti separandosi dal marchio.

Nel 2010 i Rivetti decisero di concentrare tutte le loro risorse su Stone Island formando un team di designer e cedendo la totalità del marchio C.P. Company ad Enzo Fusco, proprietario del gruppo FGF Industry S.p.A..

Inizialmente Stone Island venne indossato principalmente da tutte le sottoculture che nacquero nel corso degli anni ’80 come i “paninari” milanesi, gli hooligans britannici (che rinominarono il brand “Stoney”) e da artisti del calibro di Oasis e Blur (esponenti della New Wave e del Britpop).

Ad oggi, è uno dei brand di riferimento più importanti nella cultura streetwear mondiale ed è amatissimo anche da personaggi come Drake, Travis Scott o Vince Staples, i quali sono orgogliosi di sfoggiare i loro capi su Instagram, ai propri concerti, alle partite di basket o ad eventi mondani come i Billboard Music Awards.

Per quanto riguarda le collaborazioni, Carlo Rivetti è sempre stato molto selettivo.

Tra i marchi sportswear possiamo annoverare le recenti unioni con adidas originals, NikeLab e Supreme New York.

Gli ultimi due in particolare sono considerati fondamentali da Rivetti poiché toccano un mercato, quello americano, in cui fino a poco tempo fa il brand era quasi inesistente.

La collaborazione con adidas originals presentò la classica sneaker Samba realizzata in raso gommato con un effetto di tintura slavata, nelle colorazioni grigio/nero e blu/nero.

Stone Island x adidas Originals Samba

Con NikeLab, linea heritage del brand americano, l’unione iniziò nel 2015, anno in cui Stone Island re-interpretò il celebre Windrunner in un tessuto ingegnerizzato, nella realizzazione della Nike Kothu Ultra Mid e della Nike Sock Dart.

Stone Island x NikeLab

Le collaborazioni più apprezzate dal grande pubblico sono sicuramente quelle realizzate con Supreme New York, iniziate nel 2016, in cui i più classici articoli streetwear vengono rielaborati con i tessuti tecnici più celebri del marchio.

Stone Island x Supreme 2019

Anche altri brand e store hanno collaborato con Stone Island, tra i quali possiamo citare: Aitor Throup, Bijenkorf, Akademiks, Flannels, Leform e Nitty Gritty.

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