La storia dietro i colori più iconici delle case di moda

Vi siete mai chiesti come è nato il Rosso Valentino?

Spesso sentiamo nominare colori quali “Rosso Valentino“ o “Blu Tiffany”, ma effettivamente non conosciamo il nesso che lega un colore ad una casa di alta moda. Noi di IOBI abbiamo quindi deciso di intraprendere un viaggio fino alle radici di queste sfumature, che sono diventate nel tempo la firma ed il culto di alcuni dei marchi più famosi al mondo.

“Rosso” – Valentino

Per conoscere la storia del “Rosso Valentino” dobbiamo andare indietro nel tempo, per la precisione a quando il giovane Valentino prese parte ad una rappresentazione di opera lirica, durante una vacanza a Barcellona. Venne stregato da una signora seduta in uno dei palchi, che indossavo un abito di velluto rosso; divenne immediatamente la sua musa ispiratrice. “Fra tutti colori indossati dalle altre donne, mi è sembrata unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina“, commentò in un’intervista qualche tempo dopo.
Fin dalla prima sfilata della maison, andata in scena nei primi anni ‘60 a palazzo Pitti, spiccava su tutto il colore rosso acceso. Da allora, quel colore viene identificato come “Rosso Valentino”.

“Arancione” – Hermès

La storia di questa sfumatura di arancione risale a quando Émile-Maurice Hermès, nipote del fondatore della maison, si trovò di fronte ad una scelta manageriale che avrebbe capovolto l’intera storia della maison. L’anno è 1945, la seconda guerra mondiale sta percorrendo la via del tramonto; Hermès ha sempre più in difficoltà nel reperire le scatole beige profilati di marrone per confezionare i propri prodotti, a causa delle calamità della guerra. Dopo molte ricerche e un colpo di fortuna, la maison riesce a comprare delle scatole di color arancione vivo, alle quali abbina un nastro marrone. Una scelta audace, che in breve tempo diventò segno distintivo di Hermès in tutto il mondo.

“Greige” – Armani

Nel 1980 Armani è stato proclamato “Re del Greige”: del greige Armani ne ha fatto una vera e propria filosofia, non solo di carriera ma anche di vita e una virtù (perfino il suo yacht è di questo particolare colore!). Una variante meno calda del beige e meno fredda del grigio, un ibrido che contiene una nuance come il cappuccino, il tortora e il topo; si accosta perfettamente agli altri colori e ne amplifica la luce. Dagli anni ‘80 in poi, il “Greige” comparirà nelle sfilate uomo-donna, ma anche nella sua linea “Armani casa“ è stato spesso il protagonista di molte collezioni.

“Blu” – Tiffany

Un colore inconfondibile, degno della leggendaria storia della maison. Il fondatore Charles Lewis Tiffany scelse per la prima volta questo colore per il catalogo annuale della collezione artigianale di gioielli Tiffany, nel 1845; l’idea di fondo, tanto semplice quanto efficace, era quella rendere felice chi se lo sarebbe trovato davanti. Prima di prendere il nome della maison, questa sfumatura veniva anche chiamata “blu pettirosso” o “nontiscordardime“. Successivamente, il color “Tiffany” venne usato per le shopping bag, per le pubblicità e le altre promozioni e per molto altro. Il fondatore, poco dopo, decise quindi di registrare il marchio “Tiffany Blue Box”.
Il New York Sun scrisse, nel 1906, “Tiffany ha il negozio una cosa che non si può comprare per nessuna cifra, si può solo ricevere regalo: una delle sue scatole.” Sembra assurdo, ma si tratta di una vera e propria regola, tuttora in vigore: dal palazzo non può uscire una scatola firmata Tiffany se non per accompagnare un oggetto venduto. Studi scientifici hanno inoltre confermato che la visione del colore “Tiffany” abbia il potere di accelerare il battito cardiaco.

“Bianco” – Margiela

Martin Margiela si laureò nel 1980 presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Il giovane stilista catturò immediatamente l’attenzione di Jean Paul Gaultier grazie alla sua collezione di diploma, e lavorò come suo assistente negli anni successivi. Si rivelò un designer enigmatico, eclettico e schivo nei confronti delle definizioni più classiche: prediligeva la forma pura, che non può e non deve essere contaminata da altre forme, come colori o identità. Proprio in virtù di questo approccio peculiare, il bianco è il colore per eccellenza di Margiela. Inizialmente fu scelto per le etichette, in origine completamente bianche, fissate da quattro punti di cucitura (e facilmente rimovibili). Nel 1997 se n’è aggiunta una nuova, contraddistinta da numeri dallo 0, al 23 disposti su file da tre; ogni numero corrisponde ad una linea di prodotto.

Dietro ogni cosa, anche quelle che diamo più per scontate, si cela una storia e una filosofia, qual è la vostra preferita?